.
Annunci online

mondella
il mondo al femminile


Libri


4 settembre 2006

Luna Rossa

Un libro per le donne che hanno voglia di scoprirsi streghe!!!     di  Miranda Gray
                                                   
LUNA ROSSA

Luna Rossa      

Il ciclo mestruale non è solo un fenomeno fisico; può essere una forza creativa in grado di influenzare profondamente la donna anche a livello spirituale
Questo è ciò che dimostra l'autrice, Miranda Gray, integrando miti, leggende e tradizioni antiche con strumenti e metodi pratici.
Un saggio unico e completo sull'argomento il cui scopo è quello di rendere coscienti le donne delle varie fasi dell'intero ciclo mestruale per poter vivere in armonia con esse e sfruttarle al meglio, rispettare la propria natura e quindi vivere attivamente la propria femminilità.
Illuminante l'idea del Disco Lunare con il quale si può avere, nel corso del tempo, un'idea precisa dell'andamento del proprio ciclo, di ciò che lo influenza e del suo orientamento rispetto alla Luna.
In breve, Luna Rossa è un valido strumento per:
interagire con le energie del ciclo mestruale;
applicare queste energie a livello creativo, sessuale e spirituale;
vivere in armonia con le fasi mensili;
riscoprire le tradizioni femminili e passarle alla prossima generazione;
aiutare gli uomini a comprendere meglio le loro compagne.




permalink | inviato da il 4/9/2006 alle 13:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


2 settembre 2006


A proposito di cattiva informazione, in questo articolo non tuto ciò che c'è scritto è vero, volevo segnalarlo: è uscito due settimane fa con Repubblica, su D. E' bello che si parli della condizione degli immigrati a Palermo, l'importante è non uscirsene con luoghi comuni semplici tanto per riempire le pagine di una rivista che comunque a me piace molto.

Khalid Lakshmi e Santa Rosalia aperta
PALERMO Sono oltre 20 mila gli immigrati in città, con e senza permesso. E gli sbarchi nell'isola sono sempre più frequenti. Chi si occuperà di loro? Enti pubblici senza fondi né coordinamento e privati generosi. Che usano i pochi mezzi con tanta fantasia
di Chiara Dino
Foto di Mauro D'Agati
C'è una nuova divinità femminile nel pantheon indù: Santa Rosalia. Patrona amatissima della città di Palermo, ha conquistato anche i tamil, giunti in Sicilia per sfuggire alla guerra. Salgono al tempio di Monte Pellegrino per renderle omaggio tutte le domeniche, proprio come fanno i fedeli della città. Indossano gli abiti tradizionali e intonano preghiere che, per una volta, uniscono invece di dividere. Palermitani e cingalesi insieme, nel punto più alto della più cosmopolita città d'Italia. Paradossi di un'integrazione che al sud è tanto difficile quanto peculiare, in una piccola metropoli che non assicura i diritti né ai suoi abitanti né agli stranieri che ospita, e rispondendo al caos con una solidarietà che parte dal basso. Gruppi di volontari, gente comune, qualche professionista: senza alcun vero coordinamento, cercano di far nascere un dialogo tra locali e immigrati. Palermo, città violenta come poche in Italia, bastarda per il susseguirsi di dominazioni straniere, reagisce facendo leva sull'improvvisazione all'ultima delle sue emergenze, quella degli extracomunitari. Stando ai dati ufficiali ottenuti incrociando le informazioni del Municipio, della Prefettura e della Camera di Commercio, gli immigrati in città sono almeno 20 mila. La suddivisione per etnie, elaborata dal Comune di Palermo, aggiornata al 2003, fornisce qualche elemento in più. Circa tremila arrivano dallo Sri Lanka, 2300 dalla Tunisia, duemila dal Bangladesh, 1700 dal Marocco, 1300 dalle Mauritius, mille dalle Filippine. In misura minore, da Albania, ex Jugoslavia, Polonia e Romania. Numeri, questi, arrotondati per difetto, se è vero che nel solo 2005 gli extracomunitari intercettati sulle coste siciliane sono stati più di 30 mila. Un nuova realtà che ha suggerito il varo del primo progetto di Emergency sul territorio italiano: dall'aprile di quest'anno a Palermo c'è un poliambulatorio per l'assistenza sanitaria agli stranieri, con o senza permesso di soggiorno, voluto da Gino Strada e diretto da Antonio Romano, un cardiochirurgo in pensione. Dentro c'è un laboratorio di odontoiatria, uno di oculistica, uno di ginecologia e uno di pediatria. Qualcosa di simile esiste solo nei Paesi in guerra. D'altro canto la Sicilia è la sola regione in Italia ad aver recepito quella norma della Bossi-Fini che non solo prevede l'assistenza sanitaria per tutti gli extracomunitari, ma anche l'esenzione dal ticket presentando una semplice dichiarazione d'indigenza. L'arrivo di Emergency ha generato non poche polemiche. Prima dell'inaugurazione del nuovo ambulatorio la sanità pubblica offriva già due strutture di accoglienza e cura dislocate nel territorio, e altre quattro all'interno degli ospedali. Sei realtà che lavorano bene, ma che scontano la totale assenza di coordinamento. L'argomentazione addotta dai responsabili fa riflettere. Perché investire in un nuovo ambulatorio invece di far funzionare al meglio quelli esistenti? A fornirci una chiave di lettura è la responsabile dell'ufficio immigrati al Comune, la dottoressa Ornella Botondi: "Noi cerchiamo di fare il possibile, ma quest'anno il bilancio dell'amministrazione comunale prevede per il nostro ufficio 50 mila euro in tutto". Una cifra del tutto insufficiente, tanto che ogni struttura si arrangia come può. "Stiamo inaugurando una piccola biblioteca per stranieri nel centro storico. È un progetto minimo, ma forse ci offrirà l'opportunità di accedere ad alcuni finanziamenti regionali". Enti locali che non dialogano, totale assenza di programmazione. A pagarne lo scotto più alto, naturalmente, sono i destinatari dei servizi, quegli stranieri sbarcati qui sperando in una specie di Eldorado, e che adesso fanno i conti con una città dalle tante luci e dalle tantissime ombre. Uomini e donne che, malgrado tutto, non fanno fatica a ammettere che a Palermo si sentono più a casa che altrove. Muhammed è un ragazzo ivoriano di 28 anni, fa il mediatore culturale al centro per immigrati Caritas di Santa Chiara, in uno dei quartieri più difficili della città. Gestisce i rapporti tra gli stranieri e le istituzioni e conosce a fondo le problematiche degli extracomunitari. "Penso che la storia della Sicilia e la sua vicinanza ai paesi arabi renda l'integrazione più facile, almeno sul piano dei rapporti personali. Per gli stranieri, il primo contatto con la gente di questa terra è il datore di lavoro. È un contatto strano: spesso si tratta di persone che vogliono solo sfruttare il loro lavoro, ma altrettanto spesso si dimostrano invece emotivamente vicini agli extracomunitari". Chiaro, siamo un po' arabi anche noi. Ma quanto al riconoscimento dei diritti? "Beh," risponde Muhammed, "per avviare una discussione sui diritti bisogna andare altrove. Però sono certo che in nessun'altra città d'Italia si troverà un luogo di accoglienza come il centro di Biagio Conte, una struttura nata anni fa grazie alla buona volontà di un frate un po' visionario, che oggi ospita centinaia di clandestini". Buona volontà, appunto. Ma andiamo avanti: Fatima è una donna somala che 30 anni fa ha sposato un medico palermitano. "L'ho conosciuto nel mio Paese, lui era venuto per avviare un progetto per la cura delle malattie tropicali. Io ero vedova e avevo già quattro figli. L'ho sposato e l'ho seguito ovunque. Siamo stati in Afghanistan, nello Yemen, nell'Oman, a Roma e infine qui a Palermo. In questa città ho instaurato dei rapporti affettivi importanti con tante persone, qui mi sono sentita accolta e mi è stata offerta la possibilità di una vita diversa. Ma se mi guardo intorno, trovo che ci sono dei problemi atavici, incomprensibili. Uno per tutti: perché nessuno si occupa di fornire delle case popolari agli stranieri che qui lavorano e vivono ormai da anni? Perché trovi gente che offre cinquecento euro a una badante per un impegno "full time"? Quando sono arrivata ho contattato il servizio immigrati della Cgil, per lavorare con loro. Adesso offro ancora la mia disponibilità a chi mi chiede aiuto, ma da volontaria. Nelle beghe di potere non voglio più entrare". Kalhid, un marocchino di trent'anni, ci ha accompagnati a fare un giro in città in sella alla sua moto. Lui vive qui da sempre, da quando, bambino, è arrivato a Palermo con i genitori. Oggi ha una moglie e due figli, e di mestiere fa l'ambulante, vende accessori per auto a pochi euro. "Se penso a come vive mia sorella a Bologna, m'interrogo su cosa è più opportuno fare per me e per i miei figli. Lei ha una casa che le costa solo cento euro al mese, mentre per la mia ne pago trecento. Ha un lavoro e i suoi figli tutti i giorni vanno all'asilo del Comune. Però vive in una città fredda, non solo per il clima, ma anche per il carattere della gente". Mentre parla sfila veloce nei vicoli del centro storico. A monte di corso Vittorio Emanuele si ferma un momento. "La vedi questa chiesa? Si chiama San Paolino dei giardinieri. Dall'inizio degli anni '90 è diventata moschea. L'Imam è un tunisino, ecco perché in questa zona c'è la più alta concentrazione di immigrati che vengono dalla Tunisia. Ogni tanto vengo qui per pregare, o vado in uno dei garage di via Divisi, dove altre comunità di musulmani hanno allestito delle stanze per la preghiera. Da quelle parti vivono molti marocchini, così come nella zona della stazione centrale. In pieno centro, invece, troverai della gente che viene dal Bangladesh, quasi tutti hanno aperto piccole botteghe in cui vendono prodotti del loro paese. A valle della Stazione, infine, ci stanno i cinesi. Sono tantissimi, ma non li incontri mai". Alla fine del tour il nostro ultimo appuntamento è con Thaksajini, una ragazza tamil di ventiquattro anni che studia scienze politiche con indirizzo internazionale. È sveglia e veloce, gestisce la sede nazionale del comitato dei tamil in Italia, che è qui in città. "Poco alla volta, noi dello Sri Lanka abbiamo messo su una scuola per i nostri bambini, dove insegnano dei volontari e dove ci incontriamo e parliamo dei problemi del nostro paese". Programmi per il futuro? "Sto per aprire un pub indiano con il mio ragazzo, un palermitano con cui sto insieme da un anno". Si sta dando da fare. Come fanno un po' tutti gli stranieri, in questa caotica città.






permalink | inviato da il 2/9/2006 alle 13:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


19 maggio 2006

Sfigurata

di Rania Al-Baz

A poco più di vent’anni, Rania al-Baz è uno dei volti più noti e più amati del suo Paese, l’Arabia Saudita. Presentatrice di un programma della televisione pubblica, va in video con il velo di rigore ma con il bel viso scoperto e foulard volutamente sgargianti sui capelli perfettamente acconciati. Per le donne saudite è un’icona, rappresenta una sfida, provoca ammirazione e anche invidia. Per molti è una minaccia, in una società come quella saudita in cui le donne devono coprirsi, non possono guidare, votare, non possono uscire di casa senza essere accompagnate da un uomo, non possono avviare alcuna attività commerciale senza un appoggio maschile.
Poi, improvvisamente, il 4 aprile 2004, Rania non va in onda. E, due settimane dopo, il suo volto tumefatto è su tutti i giornali, a stento riconoscibile. Il marito l’ha massacrata di botte, schiantandola di peso sul pavimento di marmo di casa loro, provocandole 13 fratture al viso. Quando lui, credendola morta, la scaraventa in strada davanti all’ospedale, Rania è in coma e i medici stimano al 3% le sue possibilità di farcela. È in quei primi giorni di incoscienza che il padre scatta alcune foto al suo volto orribilmente sfigurato e Rania, una volta ripresasi, ne autorizza la pubblicazione. Un fatto senza precedenti: che una donna venga picchiata selvaggiamente dal marito è uno dei crimini più comuni e meno puniti, ma che una donna musulmana lo denunci pubblicamente è inaudito e scuote le coscienze del mondo intero. Le autorità dell’Arabia Saudita vengono chiamate in causa, e Rania diventa una bandiera e un simbolo. Un episodio da cronaca nera si trasforma così in un affare di Stato, il cui nodo è la difficile condizione femminile nei Paesi musulmani.
In questa coraggiosa testimonianza – che a volte sorprende e sempre fa riflettere – Rania, senza mai una parola di odio o di rancore nemmeno nei confronti del marito, si definisce “ambasciatrice itinerante delle donne musulmane”. Affinché la speranza si sostituisca a uno sterile e cieco odio.
Rania al-Baz Euro: 15.00 Pagine: 234. (Dal sito di Sonzogno)




permalink | inviato da il 19/5/2006 alle 11:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


17 maggio 2006

La mafia spiegata dalle donne

Ci voleva una donna siciliana per spiegare la mafia, ma soprattutto una scrittrice che ha già saputo raccontare nei suoi romanzi la Sicilia dell'anno Mille (L'amante del paradiso), quella della fine del Settecento (La creata Antonia) e quella dei giorni nostri (La morte a Palermo). Perché chi ha preso sul serio le radici della sicilianità riesce a usarle per penetrare retroscena e concause della criminalità mafiosa come premesse per batterla. E chi conosce le difficoltà e le ambiguità della Storia riesce a disfarsi dell'inessenziale per semplificarla senza tradirla, a uso dei giovani che a scuola non ne imparano abbastanza per trarne lezioni di vita. La cornice, qui, è proprio l'incontro con una scolaresca di liceo. Il risultato, una lezione di educazione civile come ce ne vorrebbero in tutti i programmi. E il riferimento, implicito nel titolo, all'analoga operazione felicemente tentata da Tahar Ben Jelloun con il razzismo, è un'indicazione di metodo ambiziosa e umile: cercare le parole più semplici per togliere gli alibi, e chiamare ciascuno alla scelta. - Silvana La Spina, La mafia spiegata ai miei figli, Bompiani, 6,50 euro.
(Da "Dweb" del 13 maggio 2006.)




permalink | inviato da il 17/5/2006 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
sfoglia     maggio       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Libri
Rassegna

VAI A VEDERE

"M"
Addiopizzo
Antimafia
Diario
Amnesty international
Isolapossibile
Primapagina
Dweb
Nuovimondimedia
Zancle
Giugioni
Pierlucadifazio
Sarcophaga Carnaria
Cavaliere errante
Garbo
Scrittura creativa
Zanzarea
Paki
Fuoritempo
Corpo poetico
Trizzi ri donna
Matrimia
casastazione


Laghi di ganzirri

  


http://www.peacereporter.net/

PeaceReporter - la rete della pace. Quotidiano online e agenzia di servizi editoriali. Storie, dossier, interviste, reportage, schede conflitto, schede paese e buone notizie da tutto il mondo 




Rivista satirica nata a palermo
dall'intraprendenza di giovani ragazzi

http://www.scomunicazione.it/pizzino.htm

 


http://www.addiopizzo.org/

Consumo critico Addiopizzo


http://www.erroneo.org/

click baby, click


http://www.gentestranaposse.net/

E' uscito il primo disco interamente autoprodotto
 

Palermo 




Itala (Me)

CERCA